David Scognamiglio

2022

INCANDESCENZE

DAVID SCOGNAMIGLIO

14 maggio ore 20

Studio Oculistico D’Azeglio

Piazza Galileo, 6 Bologna

Art City White Night

The Beautiful Eyes Series presenta “Incandescenze”, il progetto espositivo di David Scognamiglio , che inaugura sabato 14 maggio presso lo Studio oculistico D’Azeglio, in Piazza Galileo 6, a Bologna, a partire dalle ore 20 .

L’artista, di origine italiana e con un percorso artistico che attraversa Europa e Sud America, porta in scena due installazioni ambientali ed una serie composta da 13 nicchie scultoree.

La mostra si inserisce nel programma dell‘Art City White Night durante la settimana dedicata all’arte contemporanea, in occasione di Arte Fiera.

Il lavoro di Scognamiglio prende avvio dalla ricerca di un equilibrio alchemico intorno alla luce. Questa, depurata dalla patina tecnologica dei led, torna allo stato mistico del lampo, del fuoco primitivo, del materiale incandescente. 

Punto di partenza è uno specifico materiale: il nichel cromo sotto forma di fili sospesi percorsi da impulsi elettrici. Quando il nichel riceve una scarica tenue, il filo vibra. Incrementando il voltaggio, la vena metallica emette una radiazione infrarossa e un alone di calore si sprigiona. A maggior intensità il metallo si espande fino a diventare incandescente ed emettere luce.

Le opere di Scognamiglio sono costituite da strutture esili che dialogano con la percezione e le emozioni di chi le osserva, andando a costituire tre diversi interventi:

un’installazione site-specific inizialmente impercettibile, composta da fili metallici che, una volta incandescenti, svelano un’architettura luminosa, leggera e sospesa;

una sequenza di nicchie, all’interno delle quali segni luminosi scandiscono, in codice morse, i versi che alludono al Dio Ra: la divinità egizia del Sole. “Io sono colui che aperse i suoi occhi, e ci fu la luce. Quando chiuse i suoi occhi, cadde l’oscurità”; 

un raggio laser che si propagherà all’esterno dello spazio espositivo; per disorientare la scala percettiva dell’osservatore portando lo sguardo sul paesaggio.

Con Incandescenze, l’artista stimola l’incontro di ciascun individuo con la propria soggettività , quale metafora fra visione interiore e sguardo sul mondo.

L’esposizione invita ad una molteplicità di riflessioni, indagando i limiti del nostro universo visivo, suggerendo che la nostra visione del reale è solo una delle molteplici esistenti.

Alcuni animali sono in grado di vedere l’infrarosso. I serpenti ad esempio, vedono le prede a sangue caldo grazie a recettori termici posti sotto gli occhi che il cervello associa alla visione oculare. Nel caso umano la radiazione infrarossa non è percepibile.

“Lavorando su un’opera che ad un momento dato emette una radiazione invisibile all’occhio umano, Scognamiglio esamina la condizione umana: l’impossibilità di percepire la realtà nella sua integrità.” Afferma Ylenia Rose Testore, autrice del testo critico che accompagna la mostra.

Ma l’opera mette il visitante di fronte ad un altro punto: permettendo di vivere un parallelismo con un’intrinseca condizione dell’autore il quale, avendo una forma di daltonismo, non percepisce determinate tonalità di colori.

L’esposizione diviene quindi un viaggio interiore attraverso elementi reali e irreali, legato all’unicità di ciascun individuo di esercitare l’esperienza del visibile e alla consapevolezza delle proprie capacità visive.

Giunta alla sua settima edizione, la rassegna The Beautiful Eyes Series, nata da un’idea del neuro-oftalmologo Piero Barboni, socio fondatore insieme a Giacomo

Savini dello Studio Oculistico D’Azeglio, e da una collaborazione con l’artista Umberto Ciceri che ne ricopre il ruolo di direttore artistico, si pone l’obiettivo di fornire “conoscenza emotiva” rivelando la meraviglia dei meccanismi della visione umana.

La rassegna chiama a sé scienziati, artisti, studiosi ed appassionati per lavorare insieme sulla “dimensione estetica della ricerca scientifica”.

C’è una relazione particolare che unisce Luce, Occhi e Pensiero. L’Occhio è il canale che mette in relazione il mondo esteriore della luce con il mondo interiore della mente, diventando la porta diretta che influenza l’inconscio di ogni individuo. Poi la Luce, fonte primaria di natura quasi spirituale, che interagendo con l’oscurità genera visioni in grado d’influenzare la percezione di ogni cosa.Da sempre interessato agli studi sulla luce l’artista David Scognamiglio, di origine italiana e con un percorso artistico che attraversa Europa e Sud America, con Incandescenze stimola l’incontro di ciascun individuo con la propria soggettività e diviene metafora fra visione interiore e sguardo sul mondo. In una realtà dominata dall’iperimmagine, il limite del mondo visivo percepito è una condizione propria dell’essere umano, gli occhi sono in continuo movimento e scansionano ogni elemento e ogni ambiente, stimolati da una quantità ininterrotta di segnali che distolgono l’attenzione da un singolo oggetto. Si accumulano così illimitate informazioni che sedimentano e riempono la mente. In antitesi nel mondo animale vi è la capacità di focalizzarsi solo su un determinato obiettivo grazie anche alle radiazioni infrarosse a noi impercettibili. Ripercorrendo la storia umana, la scansione attenta dell’ambiente circostante era necessaria per la sopravvivenza in un luogo selvaggio, ma al giorno d’oggi questo istinto primitivo non è più un’esigenza e si deve compiere uno sforzo cosciente per controllare il modo in cui si osservano le cose.Nella pratica Trataka (sanscrito n. त्राटक Trāṭak: “guarda, fissa”), una tecnica di meditazione diffusa nello yoga, l’osservazione ripetuta di una fonte luminosa porta allo stato di quiete soprattutto nella fase di pulizia della mente.In questo dialogo con l’essere interiore, ritroviamo le 13 nicchie di Scognamiglio che racchiudono ognuna il senso del ritmo, un ritmo scandito dal tempo di chi si perde a osservarle. Sospese nel buio, ogni nicchia racchiude all’interno fili metallici sottili come vene in cui una luce, quasi divina, scorre e si accende in un rito silenzioso ritmato da un sussurro: “Io sono colui che aperse i suoi occhi, e ci fu la luce. Quando chiuse i suoi occhi, cadde l’oscurità”. Si è dunque catturati da un ritmo visivo che invoca solitudine e spiritualità, da cui si riemerge per concedersi all’opera site specific, inizialmente impercettibile, si riscopre come esile architettura leggera e sospesa che allude al Dio Ra, come presenza e assenza che ritma i versi delle nicchie. Così luce, sole, oro, si uniscono in una danza alchemica alternandosi tra simbologia e realtà, una danza interiore che porta lo spettatore a trovare un’inaspettata presenza della quiete.Partendo da un’esperienza comune, l’esposizione diviene quindi un viaggio, un viaggio interiore attraverso elementi reali e irreali, di fatto legato all’unicità di ciascun individuo di esercitare l’esperienza del visibile e la consapevolezza unica delle proprie capacità visive.

Ylenia Rose Testore, architetto e curatrice indipendente. 

Il lavoro di David Scognamiglio parte dalla ricerca di un punto di equilibrio alchemico intorno alla luce. Questa, depurata dalla patina tecnologica dei led torna allo stato mistico del lampo, del fuoco primitivo, del materiale incandescente. Esce dalla logica della produzione industriale per entrare nell’inconscio collettivo. Le opere presentate per TBYS sono costituite da strutture esili che forzano la percezione e le emozioni di chi le osserva: fili di nichel cromo sospesi, percorsi da impulsi elettrici. Quando il materiale riceve una scarica tenue, il filo vibra emettendo un breve suono. Incrementando il voltaggio, la vena metallica emette una radiazione infrarossa e un alone di calore si sprigiona. A maggior intensità il metallo si espande – e qui tutto il lavoro ingegneristico per mantenerlo in asse – fino a diventare incandescente. La serie presenta una molteplicità di riflessioni. Innanzitutto vuole parlare dei limiti del nostro mondo visivo, il lavoro dei nostri occhi. Alcuni animali sono in grado di vedere l’infrarosso. I serpenti ad esempio, vedono le prede a sangue caldo grazie a recettori termici posti sotto gli occhi e che il cervello associa alla visione oculare. Nel caso umano la radiazione infrarossa non è percepibile.  Facendo questo passaggio – un’opera che a un momento dato emette una radiazione invisibile all’occhio umano – Scognamiglio riflette sulla condizione umana: l’impossibilità di percepire la realtà nella sua integrità, la visione che abbiamo del mondo è solo una delle molteplici esistenti. Ma l’opera mette il visitante di fronte ad un altro punto: gli permette di vivere un parallelismo con un’intrinseca condizione dell’autore il quale, avendo una forma di daltonismo, non percepisce determinate tonalità di colori.  Emissione luminosa e calore sono quasi sempre due effetti della stessa radiazione. In questo caso, la scelta del nichel cromo risulta profondamente connessa alla nostra contemporaneità. In seguito alla pandemia il (con)tatto tra persone, il calore umano, sono stati fortemente messi in crisi. L’opera di Scognamiglio riflette proprio su questa condizione, emette calore eppure non si può toccare, invita ad avvicinarsi eppure mantiene una distanza di rispetto. Non è casuale che la sperimentazione di Scognamiglio col nichel cromo, materiale usato nell’arte esclusivamente in un antecedente – la stella di Gilberto Zorio – sia nata durante la il periodo di confinamento. Partendo dalle riflessioni anteriori, l’esposizione si compone di due interventi: una serie di 6 quadri-sculture e un’installazione site-specific.  Le prime, riflettono sulla percezione visiva e cognitiva della realtà. Ciascuna di esse verrà programmata attraverso una sequenza computerizzata: i passaggi dalla produzione dell’infrarosso alla completa accensione delle linee viene in modo graduale, l’immagine in ogni quadro andrà accendendosi gradualmente, per parti e in modo quasi impercettibile. Una sorta di respiro lento. L’insieme delle opere a muro dialogherà creando un ambiente dove suono, calore e immagine interagiscono tra loro. L’installazione site-specific, realizzata in duo con l’artista-programmatrice Pascale Descazeaux, porterà il visitante a dialogare con incandescenze, fumo e proiezioni laser. Attraverso un sensore di calore, è l’azione umana ad interferire con la programmazione dell’opera. Parallelamente, un circuito audio capta la vibrazione del filo metallico attraversato dalla corrente e lo restituisce, amplificato. A scala urbana, il raggio laser che parte dal terrazzino del luogo di esposizione, si proporrà come un faro enigmatico che attraversa la città. La giustapposizione del laser all’esterno con il filo incandescente all’interno, è proprio legata alla necessità di creare un cambio di scala in grado di far riflettere nuovamente sui limiti della nostra percezione.

David Scognamiglio’s work starts from the search for an alchemical balance point around light.  This light, purified from the technological patina of the led, gets back to the mystical state of lightning, primitive fire, incandescent material.  It leaves the logic of industrial production to enter collective unconscious. The works presented for TBYS are made up of slender structures that force observers’ perception and emotions: suspended nickel-chromium wires, crossed by electrical impulses.  When the material receives a soft discharge, the wire vibrates with a short sound.  By increasing the voltage, the metal vein emits infrared radiation and a halo of heat is released.  At greater intensity, the metal expands – and all the engineering work does the same to keep it aligned – until it becomes incandescent. The series presents a multiplicity of considerations.  First of all, the artist wants to talk about the limits of our visual world, the work of our eyes.  Some animals are able to see infrared.  Snakes, for example, see warm-blooded prey thanks to thermal receptors placed under their eyes and which their brain associates with ocular vision.  In the human case, infrared radiation is not perceptible. Taking this step – a work that at a given moment emits a radiation invisible to the human eye – Scognamiglio reflects on human condition: the impossibility of perceiving reality in its whole, the vision we have of the world is only one among many. However, the work shows the visitors another aspect: it allows them to experience a parallelism with an intrinsic condition of the author who, having a form of color blindness, does not perceive some shades of color. Light emission and heat are almost always two effects of the same radiation.  In this case, the choice of nickel chromium is deeply connected to our contemporaneity.  During the pandemic, the (con)tact between people, human warmth, has been severely affected.  Scognamiglio’s work reflects precisely on this condition: it emits heat yet it cannot be touched, it invites you to come closer and yet it maintains a respectful distance. It is no coincidence that Scognamiglio’s experimentation with nickel chromium, a material used in art only once before – the Star by Gilberto Zorio – was born during the period of confinement. Starting from previous considerations, the exhibition consists of two interventions: a series of six paintings/sculptures and a site-specific installation. The former reflect on the visual and cognitive perception of reality. Each work will be programmed through a computerized sequence: the steps from infrared production to the complete switching on of the lines are gradual, the image in each panel will light up gradually, part by part and almost imperceptibly.  A sort of slow breath. The set of the works on the wall will create a dialogue in an environment where sound, heat and image interact with each other. The site-specific installation, created in duo with the artist-programmer Pascale Descazeaux, will lead the visitor to get in touch with incandescence, smoke and laser projections. It is human action that interferes with the planning of the work, through a heat sensor. At the same time, an audio circuit captures the vibration of the metal wire crossed by the current and it gives it back amplified. On an urban scale, the laser beam that starts from the terrace of the exhibition site will appear as an enigmatic lighthouse that crosses the city.  The juxtaposition of the laser on the outside with the incandescent wire on the inside is connected to the need to create a change of scale in order to make us aware of the limits of our perception.